Al Borgo del Riso di Selva Malvezzi (Bologna) rivivono la tradizione e i sapori della vecchia civiltà contadina


Borgo del risoAgriturismo e vetrina di prodotti d'eccellenza tra Budrio e Molinella (Bologna) -

 

A poco più di 20 chilometri da Bologna – circa mezz’ora di macchina – esiste ancora un’oasi di gusto e di tradizione contadina, un’autentica risaia dove il ciclo produttivo è rimasto quello dei tempi andati.

 

E’ il Borgo del Riso, il risultato di una coraggiosa e meritevole opera di recupero che ha restituito alle sue antiche funzioni un antico borgo contadino (risale al XVII secolo) a Selva Malvezzi, suggestivo centro rinascimentale fra Budrio e Molinella un tempo appartenuto alla celebre famiglia nobile dei Malvezzi, trasformandolo in uno spazio polivalente che è a un tempo agriturismo, museo della civiltà contadina, fattoria didattica e vetrina per le eccellenze agroalimentari del territorio e dell’intera regione.


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Gestito dalla Calc – Cooperativa Agricola Lavoratori Cristiani di Molinella, il Borgo del Riso sorge nel cuore di un’ampia zona naturalistica protetta, a breve distanza dai caselli autostradali di San Lazzaro e dell’Interporto, dalla Tangenziale di Bologna e dalle principali arterie viabili come la via Emilia, la San Vitale, gli Stradelli Guelfi e la Trasversale di Pianura, magicamente sospeso fra Bologna, il ravennate e l’alto ferrarese e facilmente raggiungibile da ogni direzione.

 

Nelle terre circostanti, largamente coltivate, trova rifugio fra stagni e laghetti una fauna variopinta composta da tinche, carpe, anatre, piccioni, fagiani, lepri, mentre le zone più pianeggianti sono ideali per lunghe e rilassanti passeggiate a cavallo o in bicicletta.

 

Nell’antico essiccatoio, realizzato tra il 1805 e il 1810, è stato creato un agriturismo che consta di due camere, dotate di ogni confort, di una bella sala adatta a riunioni, seminari e convegni, e di un caratteristico ristorante dai muri di pietra e dal soffitto con le travi a vista: qui è possibile degustare dal giovedì al sabato sera e, solo su prenotazione, la domenica a pranzo, le produzioni caratteristiche dell’azienda agricola, tutte realizzate nel rispetto dell’ambiente e del territorio, come verdure ed erbe di campo, ricotta fresca, squacquerone, caciottine, mozzarelle, burro, pesci d’acqua dolce, selvaggina da pelo e da piuma, riso Carnaroli, carni suine e bovine garantite, conigli, faraone e polli ruspanti, salumi artigianali, pasta fresca, pani, dolci e marmellate fatti in casa, liquori di produzione propria e l’eccellente birra di riso, specialità del luogo.

 

Agriturismo borgo

 

Scelto come sede di rappresentanza da De.Co. – Denominazioni Comunali Italiane, dalle delegazioni regionali di Fice – Federazione Italiana delle Confraternite Enogastronomiche e Asa – Associazione Stampa Agroalimentare Italiana e dalla delegazione per l’Italia del Comité Européen de Tourisme et de Gastronomie, il Borgo del Riso aspira inoltre a diventare la vetrina, per la vendita e per eventi-degustazione, delle grandi eccellenze agroalimentari del bolognese e dell’intera Emilia-Romagna, come la patata di Budrio, la cipolla di Medicina, l’asparago di Altedo, la torta di tagliatelline, la salsiccia appassita della pertica, la mortadella di Bologna, il Parmigiano-Reggiano, i vini dei Colli Bolognesi, Piacentini, Parmensi e Romagnoli, l’olio extravergine d’oliva delle Colline Riminesi, i distillati, e molto altro ancora.

 

Non mancherà nemmeno un tuffo nella vecchia cultura contadina della bassa bolognese: al primo piano dell’edificio principale, infatti, è ospitata la “Raccolta vecchi mestieri”, un’esposizione permanente a cura del Gruppo Amici dei Monumenti di Molinella e che conta oltre mille pezzi riesumati da vecchie cantine e soffitte, tutti collegati alla rievocazione dell’antica civiltà agricola.

 

Qui sono stati ricreati i diversi ambienti che un tempo costituivano la casa rurale, come la cucina, la camera da letto, la cantina, e i mestieri che attorno a essa ruotavano come la tessitura, il calzolaio, il fabbro, il falegname e il barbiere. Attualmente patrimonio della Fondazione Cocchi, la raccolta è visitabile liberamente con l’intento di mantenere il luogo vivo in modo che offra motivi d’interesse stimolando la curiosità e testimoniando gli usi e le tradizioni di un mondo che ormai non esiste più.


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